Quello che i recruiter cercano ma non ti dicono

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I recruiter si occupano della selezione del personale per l’impresa e devono considerare una serie di fattori per valutare l’assunzione di un soggetto. Non sono solamente le competenze a risultare determinanti, ma anche tutto ciò che riguarda le attitudini umane e personali.
Proprio per questo è bene conoscere quello che i recruiter cercano in un colloquio di lavoro, ponendo una particolare attenzione ai modi con cui ci si presenta. In questo articolo vedremo quali sono le principali caratteristiche che vengono cercate dai selezionatori più attenti e navigati.

Cosa cercano i recruiter?

Bisogna sapere che non esiste una graduatoria delle soft skills più apprezzate da parte dei recruiter, quindi è bene considerare che quelle di cui vi parleremo nei prossimi paragrafi sono tutte ugualmente importanti.
Ovviamente non sono le uniche, in quanto nel lavoro entrano in gioco caratteristiche personali come l’essere collaborativi, capaci, corretti e preparati. I recruiter, durante un colloquio, osservano e ascoltano con attenzione, cercando di delineare un primo profilo di colui o colei che hanno di fronte. Ecco quali sono i principali tratti personali indagati dai selezionatori.

1. Leadership ed empatia

Parliamo di due competenze fondamentali che definiscono il profilo di un lavoratore in gamba. Per quanto riguarda la prima, è bene non confonderla con la tendenza a primeggiare o a tiranneggiare nei confronti dei colleghi. Il vero leader, infatti, deve essere colui in grado di guidare e motivare gli altri, valorizzandoli e gratificandoli quando necessario.
I recruiter, infatti, sono sempre alla ricerca di personalità pronte ad assumersi pienamente le proprie responsabilità, mentre disdegnano, ovviamente, coloro che cercano di nascondersi dietro scuse claudicanti ogni qualvolta le cose non vanno nella giusta direzione. Un vero leader riesce a determinare la formazione di una squadra efficiente, basando il proprio lavoro sulla condivisione dei successi e sull’assunzione di responsabilità, anche se queste sono scomode.

L’empatia è una caratteristica strettamente legata alla leadership, infatti, grazie ad essa, si ha meno difficoltà nel mantenere rapporti cordiali nell’ambiente di lavoro. Un potenziale assunto dal carattere scontroso o presuntuoso non sarà affatto ben visto dai recruiter, i quali ricercheranno sempre personalità in grado di adattarsi nell’ambiente lavorativo.

Proprio per questo, i selezionatori tendono a favorire candidati che si pongono in maniera amichevole e gentile, mostrando un atteggiamento positivo e socievole. Lavorare in ufficio, ad esempio, porta a passare molto tempo con i propri colleghi, quindi se si instaura un rapporto collaborativo, svolgere il lavoro sarà molto più semplice. In caso contrario, soprattutto per quanto riguarda i lavori di gruppo, difficilmente è possibile ottenere dei risultati positivi. Ciò non significa assolutamente assumere atteggiamenti confidenziali nei confronti del capo o dei selezionatori, ma semplicemente di presentarsi con una certa empatia al lavoro. Integrarsi bene nel gruppo, infatti, consente di aver svolto già una parte del lavoro.

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Photo by Sebastian Herrmann on Unsplash

2. Coraggio e resilienza

Si tratta di due aspetti molto importanti in sede di colloquio di lavoro, dato che determinano la capacità del dipendente ad assumersi responsabilità e ad essere sulla stessa lunghezza d’onda dell’azienda. I selezionatori sono sempre curiosi di conoscere l’attitudine al rischio da parte del candidato. Accettare le sfide, d’altronde, è un atteggiamento sempre apprezzato. Essere coraggiosi, però, significa anche parlare quando gli altri tacciono o parlare apertamente di problematiche scomode in azienda, senza intimorirsi delle possibili conseguenze che ne possono derivare. Ovviamente è sempre bene considerare che intercorre una linea tra coraggio e spericolatezza, ma è importante non presentarsi mai troppo accomodanti o timorosi, in quanto, in caso contrario, i selezionatori se ne accorgeranno e vi scarteranno.

La resilienza si traduce nella capacità di reagire e resistere agli ostacoli. Per valutare questa attitudine, i recruiter fanno molta attenzione al modo di porsi durante il colloquio, ad esempio. Se ci si mostra nervosi o particolarmente agitati durante la selezioni, i recruiter penseranno che ci sia una mancanza di resilienza, mentre, presentandosi tranquilli e sicuri di sé, si parte con il piede giusto.
Così come nella vita, il lavoro non è privo di problemi impreventivabili, quindi verranno sempre ricercati profili capaci di risolvere questa tipologia di situazioni con lo spirito giusto, senza farsi assalire dalle preoccupazioni.

3. Competenza e intelligenza

La competenza è sicuramente il fattore imprescindibile di ogni colloquio di lavoro che si rispetti. La capacità di fare bene le cose, d’altronde, è il primo aspetto analizzato dai selezionatori, perché è la principale attitudine che può portare qualcosa di buono in azienda. Sapersi concentrare, organizzarsi bene e gestire in maniera efficiente il lavoro sono delle risorse fondamentali per garantire una buona produttività all’impresa.

La competenza deve essere affiancata da intelligenza. Con quest’ultima non intendiamo che il candidato debba avere conoscenze in qualsiasi campo dello scibile umano, ma piuttosto una certa elasticità mentale. Ad esempio, una buona intelligenza si traduce in un’organizzazione efficace del lavoro, caratterizzata da lavori portati a termine in poco tempo e con l’utilizzo della minore quantità di energia. Il problem solving è una capacità strettamente correlata all’intelligenza e determinante in sede di colloquio di lavoro, poiché ricercata molto dai recruiter. Infine, è bene considerare che i selezionatori guarderanno di buon occhio coloro che risultano curiosi verso l’impiego, ponendo domande opportune e ascoltando in maniera attenta le risposte.

4. Integrità

L’ultima caratteristica ricercata dai selezionatori è l’integrità. Nonostante viviamo in un’epoca particolarmente arrivista, i recruiter tendono a preferire personalità corrette e leali per l’assunzione. Ovviamente non è semplice individuare questo tratto della personalità durante l’intervista, ma alcune domande permettono di guadagnare qualche informazione in più a riguardo. Un esempio abbastanza esplicativo sono le domande in merito al precedente impiego, in particolar modo se è terminato con un licenziamento. In un caso del genere è bene evitare di parlare male dei propri ex colleghi, in quanto si dimostrerebbe ai recruiter una scarsa inclinazione a fare autocritica e a riconoscere i meriti altrui. Infatti, parlare liberamente riguardo persone che non sono presenti non è il miglior comportamento che ci si aspetta da un aspirante assunto.

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Conclusioni

In definitiva, le soft skills rivestono la parte centrale di qualsiasi colloquio di lavoro. Come abbiamo accennato in precedenza, parliamo di particolari qualità che non si sviluppano come le competenze tecniche, ma facendo esperienza sul campo e sviluppando relazioni sane con il proprio capo e i colleghi.

Ad oggi, l’unico corso più completo che tratta di soft skills è offerto dalla Different Academy, con il suo Master in Soft Skills for Business. Si tratta di un’interessante opportunità per familiarizzare ed attuare queste importantissime qualità sul campo, così da arrivare in sede di colloquio con la serenità e le giuste capacità per impressionare i recruiter!

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