Imparare a lavorare in teamwork: crescita interiore e interdipendenza

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Il segreto del successo di un’azienda? Un team affiatato e centrato sugli obiettivi da raggiungere, una squadra dove si lavora in modo autonomo e indipendente, con un forte senso di responsabilità verso se stessi e il proprio lavoro. La maggior parte delle strutture aziendali moderne, infatti, ha superato il modello gerarchico, piatto e obsoleto, a favore di un teamwork coordinato e rafforzato, disposto a mettersi in gioco e a collaborare in modo naturale sia tra i componenti del team che verso i clienti.

Secondo il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi pubblicato dall’Istat, sette dirigenti aziendali su dieci individuano il lavoro di squadra come il motore principale per aumentare la competitività, questo non significa attività individuale, né obiettivi da raggiungere come singolo all’interno dell’azienda, ma un lavoro di squadra che è in grado di appassionare, aumentare la voglia di imparare e di collaborare con gli altri in un clima di serenità e ascolto. 

Ma non solo, la storia stessa ci insegna che l’unico modo per poter uscire dalla crisi è quello di spingere imprenditori e manager a organizzare una tipologia di lavoro da svolgere in team, senza spazio per frasi del tipo: “sono autosufficiente o non ho bisogno di nessuno”.

Tutte le caratteristiche del teamwork di successo

Per ottenere un teamwork di successo è necessario avere un obiettivo comune definito e chiaro, affinché i membri possano lavorare in modo interdipendente mettendo in comune le diverse competenze. Interdipendenza significa combinazione di capacità e competenze e mantenimento di una perfetta distintività di ruoli, nella consapevolezza di non poter raggiungere da soli l’obiettivo, ma anche responsabilità comune nel caso in cui l’obiettivo non dovesse essere raggiunto.

Ovviamente, prima di formare il vero e proprio team è necessaria la fase del team building che mira ad aggregare il gruppo rendendolo una vera e propria squadra. In questa direzione, il team building è un processo formato da vari step che conducono quel gruppo di persone estranee, diverse, ciascuna con il proprio background, a credere in quel lavoro e a impegnarsi con tutte le proprie forze a raggiungere quello specifico target. 

L’obiettivo del team può essere di varia natura, anche se le sue caratteristiche restano sempre immutate: può riguardare l’immissione di un nuovo brand sul mercato, la promozione di un nuovo articolo, l’elaborazione di campagne pubblicitarie o la risoluzione di specifiche criticità. 

Per questo il gruppo può essere permanente o temporaneo, contenere nuovi membri che vengono immessi in modo scaglionato oppure mantenere squadre collaudate nel tempo, a seconda delle politiche aziendali e degli obiettivi che si intendono raggiungere.

Ma quali sono gli impulsi che devono muovere i componenti del team? In primo luogo coinvolgimento verso l’attività da svolgere e passione per il tema da trattare; sinergia e amicizia e dunque esclusione di ogni tipo di individualismo, a favore del lavoro di gruppo. 

Questo richiede la nascita di un legame affettivo con gli altri membri, che non bisogna considerare rivali ma collaboratori per il perseguimento di un comune proposito. 

A tal fine si parla di indipendenza nel lavoro, nel senso di impiegare le proprie energie, competenze e abilità per lo svolgimento di un lavoro che mira a raggiungere, però, un obiettivo comune, dove il vincitore non è il singolo bensì l’intero team. 

Solo così il gruppo riesce a svolgere il suo compito in modo ponderato, dal momento che ogni decisione è sottoposta al comune gradimento, con l’eventuale interazione dei più anziani del team, che hanno esperienza e possono aiutare nelle attività di decision making.

Scambio di informazioni, condivisione e collaborazione per un teamwork nel quale nessuno possa dire non ho bisogno di nessuno.

Per poter raggiungere una soft skill di questo tipo, è necessario lavorare molto su stessi, realizzando che, oltre le competenze tecniche acquisite, altrettanto importanti, l’azienda necessita di un quid pluris che bisogna apprendere. 

Si tratta di uno spirito di collaborazione che mira a raggiungere gli obiettivi non come singoli. Per farlo, serve integrazione, collaborazione e fiducia tra tutti i membri, che devono affidarsi al lavoro altrui e credere nelle potenzialità proprie e degli altri. 

Teamwork, ovviamente, non significa assenza di autorità, come per ogni gruppo. Infatti è necessario un leader che incoraggi, stimoli, valorizzi le capacità degli altri e sia dotato di uno spiccato senso di coordinazione del lavoro.

Disciplina, dunque, ma non imposizione, affinché il gioco di squadra sia totale e determinante per il raggiungimento del target.

Per diventare davvero parte della squadra è importante fare un lavoro interiore che mira a tirare fuori tutte le proprie competenze e a credere nelle proprie capacità, ma anche uno sforzo di collaborazione e interdipendenza. 

Anche la psicologia ci insegna che, il passo più difficile per un essere umano che vive in un gruppo sociale, è quello di interagire senza voler scavalcare l’altro, nel caso di personalità autoritarie, oppure di subire e sottomettersi debolmente, in caso di forti insicurezze. 

A tal fine, ogni membro deve sforzarsi di accettare che il proprio lavoro è una parte importante che necessita comunque dell’apporto di tutti gli altri. 

Spirito di squadra, innovazione, rivoluzione dei vecchi sistemi, competizione, interdipendenza, efficienza di ciascuno, chiarezza degli obiettivi e grande creatività sono le caratteristiche che oggi le aziende richiedono alle loro risorse per ottenere risultati ottimali.

Ecco, il lavoro del team builder deve dar vita a un gruppo positivo, competente, curioso, entusiasta e pieno di buona volontà, evitando componenti demotivati, individualisti e con scarsa capacità di comunicazione che porterebbero divisione e al definitivo sgretolamento del team.

Imparare a fare gruppo: verso il superamento dell’individualismo

Quello del teamwork è senza dubbio un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto quando non si tratta di un’attitudine naturalmente presente nella personalità dell’individuo. 

Per questo sono necessari corsi specifici che forniscano tali abilità, al fine di creare un groupthink positivo ed efficace, senza per questo sentirsi schiacciati dal team. 

Diventare “parte”, infatti, non significa adeguarsi al pensiero comune perdendo la propria individualità, conformarsi a metodologie talvolta obsolete, perdere originalità, diventare silenziosi per un assenso costante e sterile. Lavorare in un team richiede personalità, originalità, curiosità e voglia di dare il proprio apporto in modo attivo e diverso, ma senza scavalcare l’altro, sforzandosi di abbattere quella sindrome del “primo della classe” che danneggia lo spirito di squadra. Essere innovativi per far crescere l’intero gruppo portando benefit all’azienda!

Per la complessità del proposito, il lavoro da svolgere per raggiungere le abilità di teamworker deve essere guidato da personale esperto, che sappia intravedere le potenzialità del singolo e lavorare su di esse per estrapolare tutto il meglio che è in grado di dare. 

In questa direzione, è necessario insegnare all’altro che bisogna ascoltare, restare nel proprio ruolo, imparare a comunicare in modo tranquillo senza imporre le proprie idee o, al contrario, senza aver timore di proporle. E ancora coesione, impegno, controllo del proprio dailywork e degli obiettivi quotidiani raggiunti, per non perdere mai di vista il fine: fornire il proprio apporto per crescere non solo come persona, ma anche professionalmente a tutto vantaggio dell’azienda.

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