Le hard skills non sono abbastanza: sono le soft skills a fare la differenza

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Quanti curriculum avrai mandato? Centinaia.
In quanti ti hanno chiamato per un colloquio? Quasi nessuno.

Tu non sei le tue hard skills

Mettiti nei panni di un datore di lavoro: ti arrivano due curriculum per la stessa posizione, stessa università, stesso voto di laurea, stessa età. Tu su cosa baseresti la tua scelta?

Perché quel datore di lavoro su qualcosa dovrà pur basarsi. Ma come fa a sapere che tu sei uscito col massimo dei voti perché ti sei impegnato negli studi mentre il tuo concorrente ha passato ogni esame leggendo su internet le risposte?

Il voto finale è stato lo stesso. Figurati, magari sceglierà l’altro, solo perché non essendosi stressato a studiare ha un’espressione molto più sicura di sé nella foto sul curriculum.

Così le tue conoscenze vanno sprecate, finisci in un lavoro degradante, e te la prendi col sistema. Forse avrei dovuto barare, ti dici. Forse avrei dovuto barattare anch’io la mia morale per il mio tornaconto.

Non serve essere così drastico. Ora ti spiego dove stai sbagliando.

Tu sei le tue soft skills

Torniamo al nostro dimidiato datore di lavoro: sceglie di convocare entrambi. Tanto di che si tratta, due colloqui può considerarli come una pausa rigenerante e utile.

Così arriva il tuo momento. Come giocherai le tue carte?

Entra prima l’altro candidato. Gli auguri buona fortuna. Da fuori la stanza senti che stanno parlando, ma non distingui bene di cosa. Senti delle risate. Diamine, sta facendo buona impressione.

Preso dal panico tiri fuori lo smartphone per distrarti, ma una scarica di adrenalina si impadronisce di te e piuttosto che aprire YouTube vai a rileggere il mio eBook e la newsletter che ti invio personalmente.

Rileggi finché la porta non si apre, e ne esce un candidato sorridente, che saluta allegro sia l’intervistatore che te. Buona fortuna, ti augura, malcelando la certezza della vittoria.

Altrettanto, rispondi sorridendo a tua volta.

Entri per il tuo turno, stringi la mano all’intervistatore, ti siedi.

Ai complimenti per il curriculum rispondi col sorriso e facendo presente che quello è solo un biglietto da visita. Le capacità che vuoi mettere a disposizione non si limitano certo a ciò che hai studiato.

L’intervistatore sembra colpito. Ora l’hai incuriosito e ti ascolterà di buon grado.

Perché le hard skills non bastano

In un mondo del lavoro dove vengono sfornati laureati a ritmi incredibili, le hard skills di cui tutti portano prova nei curriculum risultano facilmente reperibili.

Che sia durante un colloquio o per la tua attività, la differenza tra vittoria e sconfitta la faranno le soft skills.

Alla lunga, su qualunque lavoro si finisce per avere tutti le stesse hard skills, perché impararle è più semplice, perché sono appunto facilmente misurabili; le soft skills sono invece la vera valuta, il tesoro nascosto che ogni datore di lavoro spera di poter misurare durante i colloqui.

Soft skills come adattabilità, oggigiorno sempre più necessaria in un mondo che per pandemia o progresso si trova improvvisamente a dover fare solo lavoro da remoto, come recentemente accaduto. Vedi allora che saper fare il proprio lavoro non basti, bisogna anche saper seguire armonicamente le soluzioni ai problemi nuovi.

Saper negoziare, alla lunga è quello che ti porta a fare carriera, saper essere affabile e disponibile, deciso e aperto a nuove idee. Invecchiare bene in un’azienda significa anche averne imparato i movimenti sociali, le sue infrastrutture mentali, aver a cuore la mission e portare i grandi risultati dello scorso decennio in quello futuro.

Alla testa di ogni attività si trovano meno persone che alla sua base, ed è giusto così, perché con le loro soft skills quelle poche persone sono in grado di dare sicuramente più lavoro che se fossero macchine puramente logiche.

Nella struttura stessa di ogni azienda, le hard skills sono quindi seguaci delle soft skills.

“E tu, cosa vuoi essere? Seguace o capitano?” Ti chiede l’intervistatore.

Cosa risponderai, al futuro che ti chiama?

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